017 – FACILI VERDETTI ? BUON LAVORO TRUFFATORI

Lo scorso 2 febbraio 2017, RAI UNO nel suo programma delle ore 14,00, ha trattato un caso di truffa definita “romantica”. Secondo la nostra esperienza, maturata accogliendo la testimonianza di centinaia di persone truffate, sarebbe più appropriato e preciso definire queste truffe “affettive”, in quanto il ventaglio emozionale e sentimentale su cui fanno leva è assai più ampio.
Nella puntata in questione, un figlio chiede una misura cautelativa per la madre che, vittima di una truffa affettiva, ha esborsato una grossa somma di denaro; il figlio di conseguenza chiede che venga nominato un amministratore di sostegno che limiti la libertà economica della madre ad una cifra minima di sopravvivenza, impedendole l’accesso al suo conto in banca.
Sembra perciò che quanto lo preoccupi principalmente, sia tutelare il denaro e non la madre, alla quale viene implicitamente, ma neanche tanto, fatto capire di essere incapace di intendere e di volere.
Abbiamo più volte sottolineato quanto l’aspetto psicologico, nelle truffe affettive, sia delicato e da tenere in massima considerazione, sia per quanto riguarda il “lavoro” di aggancio e manipolazione, operato dai truffatori e finalizzato all’ottenimento dei propri interessi (e che ancora non è stato trattato abbastanza), sia per le ripercussioni emotive e fisiche che la scoperta di essere vittima di un gigantesco raggiro (che ha travolto la propria vita e il proprio sentire più intimo), consegue per le vittime.
Sia chiaro, nessuno afferma che il denaro non sia importante, sappiamo bene quanto l’aspetto economico pesi sulle vittime, alcune delle quali trascorreranno il resto della loro vita a lavorare per sanare i debiti. Quel che ci preme sottolineare è la portata delle conseguenze che le trattazioni ad uso di “intrattenimento” possono ingenerare.
Ne sottolineiamo alcune piuttosto grottesche: ritenere che una vittima di una truffa affettiva debba essere interdetta, seppure per breve periodo, è come ritenere che a una persona a cui si è fratturata una gamba sia necessario rompere anche l’altra; la prima sarà bloccata emotivamente e si ripiegherà su se stessa convinta di non avere nessun valore, a trauma si aggiungerà trauma.
Se una sentenza di interdizione va bene per una vittima perché non estenderla anche alle altre?
Dai numeri in continuo aumento di vittime che si palesano, il nostro Paese si trasformerà in un territorio ad alta densità di interdetti e “amministratori di sostegno”.
Una vittima che prova vergogna, senso di colpa profondo, paura di venire denigrata, ha una difficoltà enorme a denunciare la truffa affettiva subita; se al giudizio dei familiari e della società si aggiungerà lo spettro di un procedimento di interdizione, rinuncerà a priori a denunciare.
Che dire? Buon lavoro truffatori seriali!
Torino 8 febbraio 2017

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